Il quinto evangelista

Edizioni Paoline, Milano, 1986
Il quinto evangelista (1986)
Il quinto evangelista (1986)
Risvolto della prima edizione

Perché quattro Vangeli e non uno semplicemente? Perché Matteo e Luca hanno avvertito il bisogno di prolungare la testimonianza di Marco? E perché dopo trent’anni, quando l’essenziale sembrava ormai detto, Giovanni riapre il discorso sul Cristo e lo dilata talmente che ogni tentativo di scoperta della sua persona diventa un viaggio che ha per mèta l’infinito? Il Vangelo in realtà non è finito, come dice uno dei personaggi del Quinto evangelista. Continua a scriverlo ogni chiesa che ne ripropone e ne reincarna il messaggio, e ogni uomo diventa un quinto evangelista non appena s’interroga, si pone in ricerca e soprattutto si sforza di testimoniare del Cristo traducendone gli insegnamenti in termini di vita. Di tale folgorante e complessa intuizione, certamente familiare ai lettori di Pomilio, Il quinto evangelista, che qui si stampa per la prima volta nella versione messa in scena nel 1975 a San Miniato, rappresenta il punto d’arrivo più articolato e più alto. Si tratta d’un dramma di grande efficacia, dove, attraverso una straordinaria invenzione scenica — un gruppo di personaggi che, interrogandosi sulla Passione, finiscono per riviverla e per inverarla —, i princìpi del Vangelo e la loro bruciante capacità di restare attuali in ogni tempo vengono chiamati a confrontarsi con uno dei momenti più tragici della storia contemporanea.